Meteore

Meteore, le chiamano così nel mondo dello spettacolo quei personaggi che fanno la loro comparsa in modo molto luminoso e poi passano lasciando appena una scia. Io devo ricordarne una.

Siamo, come vuole la rubrica in un ufficio di progettazione di una grande industria ma probabilmente potremmo anche essere altrove, giurerei che non è un caso isolato.

Il capo, che come consuetudine chiameremo sempre l’architetto, ci informa che presto arriverà un nuovo elemento e farà parte dell’ufficio. L’ufficio è composto da tre elementi, due maschi con esperienza nel settore, e una femmina molto motivata e ambiziosa che da poco è entrata a far parte del team. Nessun problema d’integrazione, è in gamba, simpatica e un po’ diabolica.

Del nuovo arrivo nessuno sa da dove viene e nessuno sa perché arriva, non abbiamo tantissimo lavoro e non si capisce perché veniamo informati all’ultimo momento.

Il giorno dopo si presenta Lei. Questo il primo grande errore, un lui sarebbe stato facile da digerire ma una Lei no. Diciamo che non c’erano le condizioni giuste perché la mia collega accettasse una competitor.

Erminia, così la chiameremo, arriva. È un peperino, parla veloce, si muove veloce, quando cammina spinge così tanto sulle punte dei piedi che sembra si avvicini saltellando. Bassa, un po’ grassoccia e si sforza tantissimo di sorridere e ridere a tutti. Sembra divertirsi un mondo.

Arriva da un posto che con il nostro lavoro non c’entra nulla, non ha alle spalle un’esperienza professionale adeguata. Ma noi diciamo: “Cosa ci importa? Basta che sia simpatica e non sia una rompi balle”.

Erminia e l’architetto si chiamano per nome, si danno del tu, si conoscono da tempo. Arrivano dalla stessa città. Lui naturalmente non ha predisposto la sua postazione di lavoro ed Erminia si trova senza sedia ne scrivania, pc o monitor; nulla. L’architetto da galantuomo le cede la sua scrivania e la sua postazione di lavoro.

E lui direte voi? Ah, vabbè, lui va in giro, vede gente, conosce cose e soprattutto prende parte a tutte le riunioni possibili.

Erminia risponde al suo telefono e sa sempre dove si trova il nostro capo e lo tiene informato via sms. Così quando un dirigente capita in ufficio e chiede di lui, lei lo avvisa discretamente al volo.

Che team! L’assunzione di questa pseudo segretaria non sembra incrinare la quiete dell’ufficio fino al giorno che ci viene riferito che: Erminia è assunta con un livello contrattuale superiore al nostro e di fatto ci dice cosa fare. Solo che Erminia, che vuole essere un’amicona non sapendo come fare, ci chiede come si fanno le cose, dove si trovano i modelli su cui lavorare…non sa nulla della tipologia di lavoro.

Da parte nostra non ottiene molto, naturalmente. Un capetto lo rispetti e lo stimi solo se non gli devi insegnare il lavoro. E’ a questo punto che, vedendo le difficoltà, l’architetto decide di giocare il jolly e le affida un bel progetto nuovo. Pronto per andare al salone.

Non contento, il leader della comunicazione (alias architetto) la presenta a tutti i superiori come colei che farà il nuovo progetto. Firmerà lo stile e lo progetterà. Pronto per essere realizzato. Tutti a congratularsi, e lei che non riusciva più a rimanere ferma, saltava da una mano stretta all’altra, sempre velocissima, sempre esageratamente sorridente. Mai fottere i compagni, poi potrai averne bisogno. Non l’ha detta Confucio ma è una massima sempre valida.

La sera si fermava fino a tardi e scappava spesso la cena con l’architetto. Erano entrambi così lontani da casa. Sigh, sigh.

Per contro la nostra risposta fu altrettanto feroce. Un giorno qualcuno mi chiese come si chiamasse di cognome, dato che lei si presentava sempre dicendo solo il nome, io, senza pensare risposi: Ottone, Ottone Erminia. Purtroppo nessuno inizialmente lo lesse in senso opposto così che anche quando lei se ne andò, per qualcuno quello resto il suo unico e vero cognome. Ricordo solo il riso irrefrenabile della mia collega.

Un giorno Erminia, provata dalla nostra reticenza ci disse: “guardate che a me non frega niente di questo posto! Io devo restare solo 6 mesi! Mi serve questo lavoro per passare da un contratto del commercio a quello metalmeccanico e poi devo andare altrove!” e ce lo disse saltellando sulle punte dei piedi.

La notizia certo non ci mise di buon umore. Arrivi come un fulmine, non sai fare il lavoro, ci comandi senza sapere cosa fare, ti metti a capo di un progetto che fai da sola e poi ci dici anche che non te ne frega nulla?

Il giorno del salone si avvicina e l’opera d’arte viene presentata in anteprima al grandissimo, illustrissimo, fantasmagorico, dirigente maximum. E’ un fiasco colossale. Non piace, non piace e non piace.

L’architetto incalzato dai superiori si difese guardando Erminia che rimase l’ultima prima del muto muro.

Avete presente quando tutti si girano e l’ultimo guarda il quadro appeso alla parete, raffigurante il solito prodotto azzeccato nel passato? Bene, solitamente l’ultimo è quello che assumerà la posizione dovuta per scontare l’onta. Si consiglia di attrezzarsi con ginocchiere da volley o da piastrellista.

L’ira di Erminia, carattere forte e determinato non si fece attendere e si scagliò verso il suo caro mentore, in privato, dopo essersi liberata delle ginocchiere.

Anche lei fu usata e gettata. Ebbe anche il coraggio di arrabbiarsi di nuovo, poco prima delle sue dimissioni perché l’architetto non le concesse il livello quadro, che lui, a sua detta, le aveva promesso fin dall’inizio. Forse in pizzeria. Era evidente che ormai erano svaniti i presupposti per una fulminante carriera. Più onestamente non vi furono mai, ci furono solo promesse fatte da chi non le avrebbe potute mantenere.

Noi cercammo di vedere la sua creazione, che tanto non era piaciuta al vertice. Ci gettammo come iene sulla carcassa del capetto ferito che non saltellava più tanto, ma aimè la creazione fu smantellata immediatamente e i modelli distrutti. Che peccato. Eravamo così dentro la parte delle iene. Avevamo così tanto rancore represso che le avremmo zavorrato le scarpe per non vederla più saltellare odiosamente.

Così Ottone Erminia passò nella nostra vita come una fulgida meteora la cui scia si spense prima di uscire dal parcheggio aziendale.

Adesso si dice saltelli in un’altra regione con quell’ambito livello contrattuale del CCL dei Metalmeccanici che si era onestamente sudata, anche se con un pessimo lavoro. Speriamo che abbia compreso l’importanza dei rapporti interpersonali, anche quelli che apparentemente non sembrano portare in direzione del potere.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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Due pionieri partiti dalla Brianza per ripopolare un borgo sperduto e diffondere il messaggio vegan

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